La Rivelazione: Il Natale e la luce divina

Giotto, Natività-particolare, Cappella degli Scrovegni, Padova

Il racconto della nascita di Gesù risulta dai Vangeli molto conciso e privo di dettagli poetici o fenomeni meravigliosi. L'evangelista Luca usando un linguaggio cronachistico, ci dice che durante il soggiorno a Betlemme si compirono i giorni del parto per Maria (Lc 2, 6-7). In questo racconto è menzionata la mangiatoia, e viene offerta un'immagine molto quotidiana di Maria. Ella, come tutte le mamme, dopo nove mesi di attesa e dopo il parto, una volta avvolto in fasce il neonato, lo depone in un luogo sicuro.

Il racconto non narra nulla di straordinario, eppure questa nascita ha cambiato radicalmente il corso della storia. Gesù, figlio di Dio, nato da donna è quindi nato come tutti gli esseri umani, è sottoposto alla totalità dell'esperienza umana. Attraverso questo bambino-Gesù, Dio vuole incontrare l’uomo, vuole farsi vicino. San Giovanni dirà: "Dio ha mandato il suo Figlio" (1Gv 4,9); egli chiarisce la natura divina di Gesù, che sceglie di incarnarsi per vivere la condizione umana, per indicare all'uomo la via per arrivare al Padre.

Anche il Vangelo di Marco è molto coinciso. In primo luogo l'evangelista tende a precisare che Maria ebbe Gesù, senza "conoscere" Giuseppe, indicando che Gesù nasce per opera dello Spirito Santo e affermando la Verginità di Maria. Ma quello che traspare in maniera chiara da questi racconti è la novità che viene a dispiegarsi difronte agli occhi dell'uomo: quella di un Dio che, fatto uomo, sceglie le sembianze terrene, sceglie la via dell'umiliazione, spogliandosi della sua stessa grandezza e divinità per raggiungere l'uomo, per farsi vicino a lui e partecipe del suo percorso terreno.
La scelta della povertà che Dio fa, incarnandosi nel piccolo bambino di Betlemme, è una scelta che lascia perplessi, che scandalizza l'uomo , il quale ha un'altra immagine del Messia.

La rivelazione di Dio nella carne rappresenta una novità: in questo si rivela profondamente l'Amore del Padre. Dio dona all'uomo la Luce e la rivelazione nel suo figlio.
La Luce del Natale è questo: il bambino di Betlemme che viene a liberare l'uomo dall'ombra della morte e del peccato: "Il popolo che siede nelle tenebre vide una grande luce "(Mt 4, 16). La luce che brilla nella notte oscura significa vita e felicità; essa scaccia le tenebre della morte. E' lo splendore del mondo celeste, un’espressione simbolica della santità e della gloria di Dio, che evidenzia l'importanza del momento come incontro di Dio con gli uomini.
Questa luce e la straordinarietà del momento, ci aiutano a comprendere la gioia della liberazione avvenuta tramite l'incarnazione.

La Notte di Natale è il momento che rievoca uno dei più teneri e delicati eventi della vita di Gesù. La Notte rappresenta fino dall'antichità un tempo particolare e propizio per le rivelazioni divine. E nella notte viene a realizzarsi l'incarnazione del Figlio di Dio.
In questo preciso momento sembra quasi che la vita nell'universo resti sospesa, davanti al miracolo dell'incarnazione, per mostrare che tutto il creato è stato coinvolto nella venuta del Messia, che diventa evento centrale della storia dell'umanità.

La Sacra Scrittura presenta spesso il tema del silenzio e della pace del creato in relazione a episodi in cui Dio si manifesta e agisce nella storia. Il silenzio rappresenta una condizione indispensabile per poter ascoltare e accogliere degnamente la Parola eterna del Padre, quella Parola che qui a Betlemme si è manifestata nel silenzio della grotta e che può rinascere ogni giorno nei cuori disposti a riceverla.

La Rivelazione: Il Natale e la luce divina